IGNAVIA

“E’ ignavo chi, pur conoscendo l’azione migliore da fare, la rimanda o non la compie”.

Ignavia… tra tutti i Peccati Capitali, è quello che mi rappresenta di più, e quello che ha causato spesso –troppo spesso- l’arresto della mia attività scrittoria.

La parola stessa, “IGNAVIA”, sembra non volersi compiere, quasi si trascinasse: se provate a pronunciarlo, potreste provare anche un leggero fastidio nello scandire lo scomodo gruppo “gn”.

Strano. Stranissimo come alcune parole riescano a rendere così perfettamente il concetto che sono chiamate a esprimere.

 

Ma il male più grande, probabilmente, è permettere a questa forza immobilizzatrice di far presa sulle nostre vite, appesantendoci anima e corpo.

Io lo so bene, perché è quello che mi riesce meglio, stare ferma. Da un lato mi dico che va bene: dopo tutto, mi dà occasione di osservare le cose da un’altra prospettiva, esterna rispetto tutto e tutti.

Nel profondo, tuttavia, questa condizione di stallo mi emargina sempre più. Faccio un esempio: se devi esprimere un parere quando vieni chiamato in causa durante un alterco tra due o più persone, l’ Ignavia in te annidata ti suggerisce che non pronunciandoti, restando fuori dalla disputa, eviterai di creare divergenze. In quel momento, la tua personalità va a chiudersi in un cassetto. E piano piano ti ci chiudi anche tu.

La soluzione a questo problema è apparentemente semplice: quando devi agire, agisci…. Anche se puoi farlo più tardi…. o domani… o un qualsiasi altro giorno. In questo caso, il detto popolare “non rimandare a domani quello che puoi fare oggi” calza a pennello.

Proprio perché so come ci si sente quando si è bloccati, soprattutto in momenti clou della propria vita (come il momento in cui finisci un percorso di studi e devi cercare lavoro, o quando devi scegliere “cosa fare da grande”…), vorrei condividere con voi il mio personale “Scaccia-ignavia”.

Questa mattina, come tante altre mattine degli ultimi mesi, mi sono svegliata nervosa, arrabbiata, ma soprattutto con tanta, troppa pigrizia mentale, di quella che non riesci neanche a fare colazione perché masticare è noioso, detto spicciolamente!

Poi, stesa sul letto a fare niente, ho pronunciato ad alta voce una sola parola, scandendo lentamente le sillabe:

<<I-GNÀ-VIA.>>

Non so come altro spiegarlo, ma in quel preciso istante ho come sentito un click nel petto, e qualcosa che mi spingeva ad agire.

Al ché, ho fatto un altro tentativo.

<<I-GNÀ-VIA!>>

A questo punto, mi sono alzata e ho preso il mio portatile.

Terzo tentativo, con molta più determinazione dei precedenti.

<<I-GNÀ-VIA!!!!!!>>

Quindi ho acceso il computer e…. niente. Era scarico, perché tempo fa lo avevo acceso senza evidentemente curarmi che si fosse spento (per pigrizia….). Ma ormai c’ero, mi ero riattivata, quindi ho preso l’alimentatore e l’ho collegato.

Notifica: 0% di batteria. A questa scoperta, riecco la vocina che mi suggeriva di lasciar perdere.

<<Ignavia…. >>

Ok, il computer era praticamente morto, ma anche io lo ero, prima di rendermi conto che non potevo continuare così.

La vita non si può e non si deve affrontare a pile scariche.

E mentre ne prendo consapevolezza, la percentuale di carica sale: 1%… 13%… 34%…. ed io scrivo, scrivo mentre sto provando questa meravigliosa sensazione di libertà e rinascita.

Scrivo, perché  mi rende libera. Scrivo, perché ho finalmente qualcosa da dire. E non importa se leggeranno una, due, dieci o cento persone.

Io continuo a digitare parole, pensieri, riflessioni, ragionamenti che nella mia testa hanno perfettamente senso – poi magari, per voi, sono semplici deliri!

La morale in tutto questo ovviamente c’è, e non è indifferente.

Anche il nostro peggior difetto, la cosa che ci tiene fermi, incatenati, senza apparente via di fuga, può diventare – con un piccolo sforzo iniziale – la scintilla che ci restituisce la VITA e fa muovere, insieme al nostro corpo e alla nostra anima, tutto il nostro mondo.

E come sempre, e mai così tanto prima d’ora…

Tutto Torna.

 

Il Centro Dell’Universo

É un po’ che non torno.

Sarà che, semplicemente, ho smesso di andare via. Ho smesso di vagare, di viaggiare con la mente nel tentativo di afferrare cose al di sopra della mia portata.

L’ho fatto perché ho capito che avevo bisogno di restare: restare, non solo nel senso di rimanere, ma anche nell’accezione di essere una differenza. 

Probabilmente anche perché ciò che volevo era esattamente alla mia altezza.

Nella mia vita, finora, ho sempre dato tanto. Fatto scambi spesso non equi, tipo che davo cento euro per saldarne ottanta e dicevo pure “tieni il resto”. 

Adesso, invece, ho deciso di essere giusta, prima di ogni cosa con me stessa.

Non vi è mai capitato? Scommetto di sì. Prima o poi capita a tutti.

Beh, mi sono stancata, io. Così mi sono fermata, come si ferma la neve sulle vallate, le montagne, i tetti delle case… e quando c’è il sole, tutto diventa più luminoso, quasi accecante.

Allora mi sono poggiata sulle mie scelte, e ho cambiato prospettiva. I miei occhi all’inizio non sopportavano la luce dell’esperienza, poi pian piano si sono abituati e schiusi di fronte a una profonda rivelazione: ho visto quegli errori, che pensavo imperdonabili, come mosse coraggiose che hanno cambiato la mia vita, probabilmente per sempre.

Non c’è stato bisogno di fare altro, per cambiare questo mio karma decisionale: mi è bastato ammettere che, a volte, non tutto torna. Non sempre, per lo meno.

Vi sembrerà una contraddizione al tema portante di questo blog, mi prenderete per matta… e forse lo sono un po’.

Ma chi non fa follie, a questo mondo? E per la primissima volta è stata proprio una follia a rendermi felice.

Mi sono fidata. Affidata. Ho fatto una scommessa col Destino, e penso di aver vinto.

Sì, perché quando ti succede una cosa bella, una dopo tanto tempo, magari non subito la riconosci.

Ma, cavoli, mi è bastato arrestare le mie fanatiche teorie sulla ciclicità dell’Universo per un momento per rendermi conto che c’ero dentro. La felicità era lì, ed io il motore di quel movimento,  ero io il motivo per cui tutto è sempre tornato.

Il centro dell’Universo.

Che altro posso dirvi?

Indietro non si torna.  Vivere quel che c’è da vivere è l’unica cosa che resta da fare.

Intensamente…e fino in fondo.

TUTTO TORNA (?)

Winter-Nature-Snow-Scene-095

In tempo

Svegliarmi prestissimo per prepararmi ad una giornata intensa, durante la quale mi aspettano situazioni istituzionali e formali importanti. Andare a prendere il treno. Aspettare il treno al gelo (è in ritardo, ovviamente). Stupirsi, perché stranamente il suddetto arriva a destinazione in orario, quindi dirigersi in centro, alle segreterie studenti. Fare salite. Fare discese. Fare scalette minuscole in discesa e scalone ripide in salita. Arrivare in segreteria per consegnare dei documenti ( dopo altre tre rampe di scale)…e trovarla chiusa!!!! In tutto questo tran tran di cose, però, mi godo questo freddo, questo cielo terso dell’Umbria che mi regala viste mozzafiato, mi godo il tempo che avanza per l’appuntamento importante che mi attende nel pomeriggio…e sorrido
perché a fine giornata riesco a fare tutto in tempo, nel senso che questo era il momento giusto per farlo.
E anche perchè, quando sembra che tutto possa andare nel verso sbagliato, la fede in qualcosa di inaspettato sbalordisce, e rendendo la giornata una piacevole sfida da affrontare senza mai retrocedere.

TUTTO TORNA.

 

Salda

Presa.

Ora che mi hai non mollare mai la presa.

È stesa sulla punta della lingua

la parola che non dico per difesa.

Si sà, sono brava a parole solo quando scrivo,

e a dirla tutta è una vita che sopravvivo

senza mai scottarmi più di troppo

indossando un’armatura che contrasti ogni attacco.

E mentre cado e cerco un appoggio

 la stoffa tira e sento uno strappo.

 Ma tu tendi la mano, e io m’ aggrappo.

Già che mi hai, non mollare mai la presa,

la risalita è dura, ma in due è già discesa.

This Should Be The Place

Qui dovrebbe essere il posto da cui far ripartire la mia vita.

Me lo ripeto, spesso, nella convinzione che se dico più volte di seguito la stessa cosa, questa si realizzerà.

É tipico dei metodi motivazionali che aspirano all’essere positivi e agire di conseguenza.

Certo, non è che se mi ripeto che sarò ricca, da un giorno all’altro divento ricca!

Devo anche fare in modo che la mia vita vada in quella direzione (studiare, formarmi e applicarmi nel campo che mi interessa, lavorare sodo ecc…).

Questo è il posto in cui sono cresciuta. Questo è il luogo dove ho affrontato infanzia, adolescenza e maturità, dove ho provato a  coltivare relazioni di valore (sbagliando periodo della semina, evidentemente, perché intorno a me c’è solo terriccio arido, al momento).

Non intendo vederla in modo negativo, però. D’altronde mi sono allontanata da tutto ciò, sono fuggita per cercare fortuna, e forse l’ho anche trovata, in un certo senso.

Il fatto è ritrovarmi spaesata, come se non avessi mai vissuto in questa città. Non riconosco queste strade, un tempo piene di gente, non riconosco i volti di alcune persone, prima così innocenti e ora segnate da chissà quali sostanze o ritmi vitali…

O forse non è cambiato nulla. Forse sono io che non calzo più in questo stretto stivale.

Magari, invece, dovrei dare una seconda chance a questa valle di ricordi, svecchiarli, trasformarli in lezioni di vita.

Al momento so solo che mi piange il cuore, e mi dispiace aver fatto passi falsi, giocato sporco a volte, il mio scopo è sempre stato l’ autodifesa…. ma forse ho frainteso quell’ “auto”… Avrei dovuto difendermi da me stessa.

Non so dirvi il perché di questo post/sfogo. In un certo senso, spero di non essere sola in questa lotta contro l’eterno ritorno dell’identico.

Mi auguro che, dopo tutti questi anni, questo posto sia pronto per conoscermi davvero.

TUTTO TORNA. Io sono tornata.

Crediti foto: http://www.andreacittadini.com/
Crediti foto: http://www.andreacittadini.com/

Flusso

Porca miseria. C’è sempre quel momento in cui alziamo gli occhi al cielo e ci rendiamo conto di aver preso una bella cantonata.

Porca miseria. Sogniamo cose, meglio ad occhi aperti, sperando che si materializzino davanti a noi… ma quando non succede…

Maledizione. Neanche fosse il più selvaggio dei nostri sogni, poi.

Riusciamo a vederne la fine, non appena comincia. Ciò che chiediamo è solo coerenza. Ma i sogni non sono coerenti, ne abbiamo già parlato mille volte.

Il fatto è che qualcuno ha deciso di illuderci, farci entrare nel suo meraviglioso mondo, mostrarci cose straordinarie, quasi magiche, per poi far crollare tutto scuotendoci.

Oppure no. Abbiamo deciso noi di crederci, perché sì, sembrava reale…autentico.

Quando siamo piccoli, dobbiamo imparare a distinguere la realtà dall’apparenza, veniamo messi davanti ad uno specchio per farci rendere conto che quelli nel riflesso siamo noi, non c’è un altro bimbo con cui giocare.

E ora, non c’è nessun altro con quell’espressione delusa: siamo noi. Sono io.

Da brava scrittrice, tendo a proiettare i miei pensieri nelle vite di chi legge, cercando di innescare meccanismi di immedesimazione. Il problema sorge quando anche io mi specchio in quello che scrivo.

Che fare? Fuggire? Smettere di leggere. Anche se dovremmo affrontarla questa cosa prima o poi…

Altrimenti, potrei evitare di alimentare questo flusso di riflessioni, rimuginii e smettere di scriv

TUTTO TORNA.

mc-escher-by-victoria[132674]

Vita In Scatola

Ho messo la mia vita in una scatola. Lì dentro conservo ricordi, fotografie, diari, momenti trascorsi.

É strano, lo so, ma non butto quasi mai nulla. Mi piace pensare che un giorno, quando le mie mani saranno piegate dagli anni, riaprirò quella scatola e sorriderò al pensiero di aver tenuto quelle cose per così tanto tempo.

Lo facciamo tutti, no? Magari anche non fisicamente: tutti abbiamo un “contenitore” dove immagazziniamo le nostre esperienze, persino le più piccole cose, sguardi, sorrisi, corse per prendere un treno che ci avrebbe portato a un appuntamento importante…

Rassicura ricordarci chi eravamo in passato. Anche se non sembra, siamo cambiati tanto nel tempo.

Mentre svuoto la scatola, leggo quelle lettere che non ho mai inviato ad amori prematuri e mai corrisposti; trovo regali, souvenir da vacanze, cartoline e biglietti di natale; diari di scuola con compiti assegnati, dediche, auguri di compleanno…

E ancora, tutta l’innocenza che posso aver avuto e che devo aver nascosto bene, perché non la trovo più.

Alcuni passi li avevo dimenticati.

Forse perché a quei tempi era come camminare sulla neve durante una tormenta, e ogni orma che imprimevo sul suolo veniva cancellata di lì a poco da un’altro strato di gelidi cristalli.

O forse ero troppo leggera io, in quel momento, per avere davvero un peso tale da lasciare il segno.

Decido che no, la mia vita non può tornare in una scatola sterile e polverosa, ferma e troppo poco capiente per ciò che riserva.

Forse dovrei metterla in una valigia. Sì, una valigia. Così, se mai dovessi decidere di cambiare di nuovo, potrò portarmela dietro, come tutte le cose che appartengono a ieri, o a un secondo fa.

Mi piace pensare che un giorno, quando le mie mani saranno piegate dagli anni, qualcuno riaprirà quella valigia, e se penserà di non conoscermi abbastanza, potrà farsi un’ idea di quello che, per una vita intera, avrò custodito con tanta cura.

Forse avrà il coraggio anche lui, o lei che sia, di farsi il proprio bagaglio, e voler fare i conti con l’unica persona che gli avrà sempre guardato le spalle.

TUTTO TORNA.

girl-love-memories

Paracadute

Tutti hanno bisogno di un paracadute. Sì, perché tutti, prima o poi, ci lanciamo in qualcosa di cui magari non siamo sicuri.

La vita è un lancio a caduta libera. Il problema è avere la sicurezza che là sotto ci sia qualcuno disposto a prenderti qualora il paracadute non si aprisse.

Sei lì, con l’aria che ti sbatte in faccia e nelle orecchie, e precipiti ad una velocità impressionante: secondo i calcoli, quasi a 200km/h.

Eppure hai tempo per pensare…

Chi ti salverà? Hai abbastanza persone intorno a te su cui poter contare se le cose andassero storte?

Tutti questi pensieri non ti porteranno a nulla.

Non puoi dar per scontato che ci sia sempre qualcuno per te.

Perché, quando ti lanci, sei tu quello col paracadute.

Solo tu puoi tirare quella dannata cordicella e far sì che atterri dolcemente, come una foglia secca una volta smesso di volteggiare nell’aria autunnale.

Allora tirala. Salvati. Smetti di ripeterti che il brivido della vita è troppo forte, che va rischiato il tutto per tutto… a volte bisogna saper ammettere che il lancio che abbiamo programmato era fuori dalla nostra portata.

Non puoi reggere l’impatto. E devi aprire il paracadute.

Così, realizzi che l’unica persona disposta a prenderti al volo sei proprio tu. 

E non potrebbe andarti meglio, se solo avessi la certezza che a volte non ti tradisci da solo.

Siamo il nostro peggior nemico, il nostro lato oscuro è lì, che ci guarda, trama e spera che ci lasceremo strapiombare a peso morto.

Eppure i nostri polmoni ricevono ossigeno, i nostri cuori battono e i nostri occhi brillano, perché nessuno può toglierci il potere di decidere quale sarà la prossima mossa.

Quando vi lanciate nella prossima impresa, quindi, siate sicuri di aver indossato la vostra tuta e di esservi equipaggiati a dovere.

Solo così atterrerete intatti, schiacciando le difficoltà sotto i vostri piedi pionieri.

E potrete tornare a volare sempre più consapevoli di ciò che potreste trovare al vostro  rientro. Quel solid ground che avrete compattato e reso sicuro… caduta, dopo caduta.

TUTTO TORNA.

a_freefalling_skydiver

 

 

II

Non so cosa fare.

Non so neanche cosa scrivere.

Sono in pausa da me stessa.

Vorrei che le lettere si assemblassero da sole.

Che creassero parole e frasi sensate, che potessero
esprimere come mi sento in questo momento.

Trasparente.

Come se fossi una vetrina: puoi vedere tutto.

Vedi il mio cuore sbattere nella sua gabbia,
dimenarsi e urlare per farsi sentire.

Vedi le mie sinapsi impazzire, vanno su e giù,
si accendono e si spengono.

Vedi tutto, senza bisogno che io dica nulla.

Siamo così. Biglietto da visita di noi stessi.

Ci si legge tutto dentro. Niente a che fare con
la scienza fisiognomica.

Semplicemente, siamo esseri semplici.

E anche se adesso sembro ferma, nel mio
corpo si stanno verificando un’infinità di reazioni,
catene di atomi che si aggregano e disgregano, cellule che nascono
e muoiono.

Ma continuo a vivere.

Ecco, forse so cosa fare…

Vivere.

TUTTO TORNA.

Bjork-Mutual-Core3

Phoenomena

Stasera c’è la Superluna.
Dicono sia un fenomeno che capita una volta l’anno.

Invece é già la seconda volta che questo disco perfetto si presenta ai nostri occhi, tanto per ricordarci ancora una volta, ancora di più, quanto siamo piccoli.

Forse non é la luna a crescere…magari siamo noi che una volta ogni 365 giorni ci sentiamo ristretti, lontani, esserini sbalorditi dell’enormitá della vita.

È un universo quello che ci attraversa.

Passiamo gran parte del nostro tempo a pensare, calcolare, misurare quello che ci circonda,
relazionandolo alla nostra persona.

E se facessimo il discorso inverso, nei giorni in cui la luna è regolare, dite che siamo noi i super uomini?

Credo che, almeno una volta, sia capitato a tutti di sentirsi dei super eroi, vincitori di battaglie quotidiane con noi stessi.

Ci vuole giusto una Superluna che sbuchi all’orizzonte per ricordarcelo.

TUTTO TORNA.

image